I finalisti e i vincitori del Premio Poesia Città di Fiumicino 2017

Incisione del 500, di Sebastian Munster, raffigurazione dei porti di Roma nella zona della moderna Fiumicino, quello di Traiano e quello di Claudio.

La Giuria Tecnica del “Premio Poesia Città di Fiumicino” – composta da Milo De Angelis, Fabrizio Fantoni, Luigia Sorrentino, Emanuele Trevi – ha selezionato  i tre finalisti della sezione “Opera di poesia” e i vincitori delle sezioni “Premio alla carriera”, “Premio opera prima” e “Premio poesia inedita” che partecipano alla terza edizione del premio.

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Gian Mario Villalta

Gian Mario Villalta

Accende il sangue della sua fine
la domenica, nella stalla il fervore delle ombre, in casa
non c’è nessuno, non hai avvertito che passavi
per un saluto. Apri con la tua chiave: siedi nell’ombra
e aspetti che l’ombra si acquieti
nel dialetto della stagione.

Aspetti che la pietra scagliata sui vetri
della casa abbandonata attraversi la luce,
le voci di quando chiamavano a tavola,
la radio accesa, tuo fratello in mutande,
e il cane degli anni azzanni l’ospite
che sta mangiando il pane dei morti. Continua a leggere

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Géza Szocs al Laboratorio Formentini

Giovedì 19 ottobre, ore 19:30 – LABORATORIO FORMENTINI

Poeti oltre la siepe: Géza Szocs

a cura di Tomaso Kemeny Continua a leggere

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Premio Internazionale di poesia civile città di Vercelli 2017 al poeta siriano dissidente Faraj Bayrakdar

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Piera Oppezzo

Piera Oppezzo

Piera Oppezzo è nata a Torino il 2 agosto del 1934 ed è morta in solitudine il 19 dicembre 2009 nell’Eremo di Miazzina, sul lago Maggiore. È stata sarta e commessa della Standa da ragazza, poi dattilografa e collaboratrice editoriale (Einaudi, Rai, Feltrinelli, Guanda, SE). Negli anni sessanta è stata militante extraparlamentare e ha partecipato a un gruppo di autocoscienza femminista, organizzando negli anni settanta il collettivo “Pentole e fornelli”.

Passeggiata

Più in là
ci aspettano le foglie morte;
fermiamoci:
qui c’è profumo di rose.
Basta che tu non respiri
perché il futuro muoia.
Così tutto finisce
prima d’aver pianto.
Neanch’io respiro più. Continua a leggere

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