
Franco Arminio, nel ritratto di Mario Dondero
di Luigia Sorrentino
Quando uno scrittore osserva un poeta succede che lo vede. E’ accaduto a Franco Arminio, posto sotto la lente d’ingrandimento da Roberto Saviano che sul quotidiano Repubblica ha scritto: “E’ uno dei poeti più importanti del nostro paese.”
“Cedi la strada agli alberi” è il titolo che Arminio dà alla sua nuova raccolta di versi, (Chiarelettere, 2017), sottotitolo: “Poesie d’amore e di terra“. E il titolo è un’esortazione rivolta agli uomini e alle donne di oggi, che hanno dimenticato chi sono, qual è il loro posto nel mondo, quale funzione devono svolgere nel luogo in cui si trovano, il luogo che, come scrive Martin Buber è stato loro affidato. Quando uno scrittore legge un poeta e ne scrive, accade qualcosa di straordinario, perché sembra riabilitare la funzione stessa della poesia, che da sempre, fin dai tempi più remoti, scruta la condizione umana, gli dà un senso, anche là dove qualsiasi senso sembra perduto: “Abbiamo bisogno di contadini,/ di poeti, di gente che sa fare il pane,/ che ama gli alberi e riconosce il vento” scrive Arminio in uno dei suoi testi più riuscito. Il poeta sa che prima di morire tutti hanno diritto a un attimo di bene, ma che il bene va conquistato anche a rischio di annegare. Continua a leggere


Con Dora Pal, la terra, Ida Travi procede nella sequenza poetica avviata con Tà – poesia dello spiraglio e della neve e proseguita nel tempo attraverso tre libri. In queste raccolte Ida Travi mette a fuoco la sua personale poetica centrata sui Tolki, esseri umani, esseri comuni, abitanti una strana terra e parlanti una lingua ridotta all’osso: figure senza tempo, ex studenti, ex lavoratori, venuti da chissà dove. Una vecchia, un uomo, una ragazza, un bambino. E intorno qualche sacco di farina, un campo, un recinto, un albero. Vre è solo una ragazza, questo è il nome che le è stato assegnato. Zet ha una benda arrotolata sulla testa. Kiv, il bambino, tira il carretto. Kiv è sottile come un filo d’erba. Dice la vecchia: “Cerca le parole e troverai le immagini’. Tra loro ogni tanto canta un usignolo. Tra loro ogni tanto compare Ur. La terra ritroverà il suo tremore. Nelle squame dei pesci, nei fossi, nelle ali degli uccelli. Dietro le porte dell’ex ufficio, in laboratorio. Nel sacchetto, nel secchio. Nel libro, nel fiore. E qui. Nell’androne. Qui. Sotto l’albero della decadenza…
Dalla nota di Alberto Manguel