In memoria di te, Milton Gendel

Conversations/Conversazioni

Omaggio a Milton Gendel
13 novembre 2018 alle 18.00
Villa Aurelia
Largo di Porta San Pancrazio 1, Roma

L’American Academy in Rome rende omaggio alla figura di Milton Gendel nell’anno del centenario della sua nascita. Critico d’arte, fotografo, giornalista, traduttore, ambasciatore culturale, Gendel è scomparso lo scorso 11 ottobre a Roma, la città nella quale ha vissuto per lungo tempo.

Diverse voci internazionali dedicheranno il loro ricordo alla sua vita straordinaria e alla sua opera poliedrica. Tra i partecipanti: Emily Braun, Docente di Storia dell’arte presso l’Hunter College il Graduate Center, City University of New York; la scrittrice Marella Caracciolo Chia; la storica dell’arte Barbara Drudi; la storica della fotografia Lindsay Harris, Andrew W. Mellon Professor-in-Charge of the Humanities dell’American Academy dal 2014 al 2018; l’artista Maurizio Mochetti; la storica dell’architettura Adachiara Zevi.

Quest’anno segna il centenario di Milton Gendel, critico d’arte, fotografo, giornalista, traduttore, diplomatico culturale americano, da tempo residente a Roma. Dopo aver studiato Storia dell’arte con Meyer Schapiro alla Columbia University, Gendel frequenta la cerchia dei Surrealisti europei in esilio a New York prima della Seconda Guerra Mondiale. Passa gli ultimi anni del conflitto in Cina, dove scatta foto con una macchina fotografica presa in prestito, occupazione dalla quale vengono prodotti più di 70,000 negativi, oggi conservati dalla Fondazione Primoli a Roma. L’archivio fotografico di Gendel rappresenta una narrazione senza precedenti, e spesso sagace, del fermento artistico internazionale in Italia e della trasformazione radicale del Paese dal 1950 a oggi. Continua a leggere

Paolo Gioli, “Anthropolaroid”

Paolo Gioli, Torace, 2007, Polaroid 20×24 and Polaroid transfer print on silk, 21¾ x 27½ in. (55.5 x 70 cm)(artwork © Paolo Gioli)

 

L’artista italiano Paolo Gioli si occupa da tempo del corpo umano. Come i suoi film sperimentali, i suoi transfer da Polaroid rappresentano il corpo e i suoi frammenti come mezzo per esaminare la storia e le fondamenta teoriche della fotografia, così come il dialogo di questa con il cinema, la tipografia, la scultura e la pittura. La mostra illustra non solo il virtuosismo tecnico dell’artista, ma anche le sue profonde riflessioni sulla forma umana e sul corpo politico fratturato. Continua a leggere

Seamus Heaney, in memoria di te

Seamus Heaney e Marie Devlin / Credits ph. Luigia Sorrentino American Academy in Rome 16 maggio, 2013

di Luigia Sorrentino

Human Chain – Catena Umana è l’ultima raccolta di poesie di Seamus Heaney, (premio Nobel per la Letteratura nel 1995), apparsa in lingua originale da Faber&Faber il 2 settembre 2010,  pubblicata in Italia nel 2011 da Mondadori,  nell’eccellente traduzione di Luca Guerneri quando il poeta era ancora in vita.

Seamus Heaney in quest’opera della maturità nata da un’esperienza biografica animata da un’urgenza estrema, quanto mai vivida, perchè arrivata a intaccare il corpo fino a ottunderlo, esalta il discorso umano che sempre, in tutta la sua poesia,  è caratterizzato da una grande ampiezza di respiro e dall’energia dell’espressione, oltre che dal fortissimo legame con la propria terra. La Catena Umana per Heaney è il peso che si tramanda, da generazione a generazione, di mano in mano, nella continuità e solidarietà dei rapporti interpersonali, tra marito e moglie, e poi, dai genitori ai figli. Ma qual è la natura di questo peso, trasferito di mano in mano, da padre a figlio? Il peso è la memoria, una memoria attiva, “il sapere nel tempo”, un’ “eredità del tempo e oltre il proprio tempo”, che unisce il passato al presente.  Continua a leggere

Addio a Derek Walcott

 

Derek Walcott e Luigia Sorrentino.  American Academy in Rome – 19 marzo 2011, Credits ph. Fabrizio Fantoni

di Luigia Sorrentino

«La mia razza iniziò come iniziò il mare», scrive Derek Walcott in una delle sue poesie più famose,  Nomi. «Ma qual è la razza di Derek Walcott? E come iniziò il mare?»

Questa è una delle numerose domande che posi a Derek Walcott quando lo incontrai per un’intervista nella sua residenza all’American Academy in Rome, il 19 marzo 2011. Il poeta rispose : «Quando dico la mia razza intendo la razza caraibica, una mescolanza di razze diverse. Nei Caraibi, sono rappresentati tutti i continenti del mondo: cinesi, siriani, francesi, africani. Dunque, – disse – quando è iniziato il mare, con la scoperta della vita, è iniziata anche la razza, e la mia razza è la summa di tutti gli elementi della natura che l’hanno generata, predisposta.»

La  prima formazione di Derek Walcott avviene al Saint Mary’s College di Santa Lucia, dove insegna la madre Alix, un’attrice dilettante, che per prima trasmetterà a Derek l’amore per la poesia e per il disegno. La madre sarà il motivo ispiratore di tutta l’opera poetica di Walcott. Alla scomparsa di Alix, il poeta – orfano di padre da quando aveva un anno – dedicherà proprio a lei uno dei suoi poemi più belli, Prima luce, un canto di gratitudine per avergli offerto il dono della vita: “luce silenziosa del mattino su steli d’erba lucente”, scrive in uno dei suoi versi.
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