«Viviamo per quelle poche pagliuzze di felicità che rimangono in fondo alla memoria come l’oro sul fondo della bàtea»: sulle rive del Ticino i cercatori d’oro sperano di scovare nel fiume un poco di fortuna e lo fanno accanto a bracconieri, ambulanti e barcaioli. Così, in una specie di frontiera americana alla Mark Twain, tra la città di Milano e la pianura del Piemonte, tutti tentano di voltare le spalle alle macerie del conflitto appena finito. Li osserva un giovane Huckleberry Finn padano, il protagonista dai tratti autobiografici di una storia emblematica dell’ultimo dopoguerra, quando gran parte della popolazione al nord soffre la fame, bestiario umano di opportunismi, odi, sacrifici e speranze. Torna uno dei romanzi più belli dell’autore della Chimera con un testo inedito in ricordo di Giulio Einaudi, l’editore che scelse L’oro del mondo tra gli ultimi libri voluti da lui personalmente nella non più sua casa editrice. Questa narrazione picaresca (che apre squarci su epoche e piani diversi con temi come l’eccidio di Cefalonia e i compromessi dell’industria culturale e letteraria) va alla ricerca del carattere nazionale degli italiani individuato nelle contraddizioni di quegli anni quando il Paese è ancora diviso e invischiato tra fascisti e antifascisti anche se «il limite tra il giusto e l’ingiusto non è mai cancellato». Continua a leggere
Alessandro De Santis, “Metro C”
Non so più cosa sia la poesia. Sarà che da ragazzo l’ho cercata come una preghiera o una punizione che
mi facesse male. Oppure mi rendesse invisibile, non per sparire ma per ripararmi da un mondo di anime morte eppure provviste di forma, liquidi, pensieri. Non volevo essere il migliore, non avevo ambizioni, se non quella di scrivere il mio nome senza il tremore della mano: in realtà la maggiore delle ambizioni. Però quando la poesia c’è, nel senso che contiene quel poco di vita che si fa poesia, non vorrei ma ci inciampo sopra perché in petto mi monta un frastuono di battaglia: un urlo muto epperò di ossa frantumate e di sangue scolato come piscio agli angoli dei muri. Continua a leggere
Ed Ruscha “Paintings”
Il deterioramento è un terreno fertile da esplorare
Ed Ruscha
Alla Gagosian Gallery una nuova mostra di dipinti di Ed Ruscha dal titolo: Paintings. Continua a leggere
Una poesia per l’Aquila…
Nota di Loretto Rafanelli
La poesia, si sa, non cambierà il mondo, ma di sicuro ci consegna il tratto di una verità ulteriore e un’ emozione rara: il linguaggio della solidarietà più profonda. I versi che tante persone ci hanno inviato, si mescolano a quelli di poeti noti, come Franco Arminio, Alberto Bertoni, Tiziano Broggiato, Anna Buoninsegni, Giuseppe Conte, Maurizio Cucchi, Emilio Coco, Roberto Carifi, Fabrizio Dall’Aglio, Matteo Fantuzzi, Enrico Fraccacreta, Paolo Lisi, Valerio Magrelli, Roberto Mussapi, Elio Pecora, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Luigia Sorrentino, Gian Mario Villalta, Cesare Viviani, Emilio Zucchi, a formare un’unica, grande e luminosa voce. Continua a leggere
Giovanni Agnoloni, “La casa degli anonimi”
“La casa degli anonimi” di Giovanni Agnoloni.
Presentazione a Firenze giovedì 18 dicembre 2014 alle ore 18,00 alla Libreria-caffè letterario “La Cité” (in Borgo San Frediano 20 rosso).
Intervengono: Vieri Tommasi Candidi, scrittore e Corrado Marsan, Storico dell’Arte.
Sarà presente l’autore.
Nota di Giorgio Galli
Il 26 marzo 2027 Kasper Van Der Maart, scrittore olandese, deve atterrare a Firenze, ma una perturbazione dirotta il suo volo verso Dresda. Kasper si trova gettato in una periferia disanimata e straniante; cerca di telefonare a sua moglie Hilde perché, sebbene il loro rapporto sia ormai poca cosa, lo rassicurerebbe sentire la sua voce. Ma al telefono sente solo dei fruscii. Non c’è linea. Le comunicazioni tra paese e paese sono diventate impossibili.
Alienazione e incomunicabilità sono il filo rosso de La casa degli anonimi, terzo capitolo -dopoSentieri di notte e Partita di anime- della riflessione di Giovanni Agnoloni sulla “fine di Internet”. Continua a leggere
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