La ricostruzione intellettuale di Erich Auerbach

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L’Europa vista da Istanbul. “Mimesis” (1946) e la ricostruzione intellettuale di Erich Auerbach,  a cura di Luciano Curreri, Luca Sossella Editore, 2014,  € 10

La necessità del realismo
di Gandolfo Cascio

Per un po’ – cioè dagli anni Ottanta fino all’inizio del millennio – del realismo abbiamo potuto fare a meno. Però da quando è iniziata la crisi culturale che minaccia la nostra identità, pare che ci sia un ritorno, sentito appunto come identitario, al realismo. L’attenzione, ad esempio, rivolta a DeLillo o Roth ne è testimone.

Anche il rapporto con la tradizione teoretica inerente a questa categoria sembra più gagliardo. Un esempio è il libro che qui segnalo e che per oggetto ha l’opera più nota di Erich Auerbach (Berlino, 1892 – Wallingford, 1957). Mimemis. Il realismo nella letteratura occidentale (1946) può considerarsi come la lettura accurata della civiltà europea che nella letteratura ha saputo manifestarsi ma magari prendere forma. Continua a leggere

Frank O’Hara

O'HaraLa Coca di Frank

di Gandolfo Cascio 

Nel Novecento inglese c’è stato un gran viavai di poeti tra il Vecchio e il Nuovo mondo: l’americano Eliot si trasferisce in Inghilterra allo scoppio della guerra; il very British Auden invece l’abbandonerà, asfissiato dalla buona educazione; mentre Dylan Thomas, gallese, avrà un successo – come si dice in questi casi – strepitoso, grazie a dei reading ormai memorabili, tenuti prima a New York e poi on-the-road per il continente. Chi invece del proprio ‘essere’ americano riuscì a fare una parte sostanziale della propria poetica è stato Frank O’Hara. Anzi la sua routine newyorkese diventerà soggetto/oggetto di alcuni dei suoi più interessanti e autentici componimenti. Continua a leggere

Gandolfo Cascio, su “Olimpia”

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Il compito del poeta è quello di darci la mano
di Gandolfo Cascio

Ολυμπία è la città che organzizzava e dove si svolgevano i giochi olimpici. Olimpia era, però, anche sede di templi e teatri, fatto che testimonia che fu anche luogo di culto e di una certa importanza culturale. Il locus è, cioè, allo stesso tempo un luogo chiuso, conclusus, ma anche aperto ad accogliere chi arriva da fuori – purché con uno scopo bene preciso –. Certo che Luigia Sorrentino è consapevole di questa realtà e pare che vi si sia avvicinata con determinazione e senza insolenza. Già da una prima lettura si nota come l’approccio sia cauto e rappresentato in forma di ‘progresso’, dell’avanzamento verso, e attraverso, degli spazi reali: ‘L’antro’; ‘L’atrio’; ‘Il giardino’; ‘Il lago’. Questi luoghi si attraversano in modo, diciamo, orizzontale, per poi superarne i confini per poi scendere (‘La discendenza’). Continua a leggere

La poesia di Silvana Grasso

 

Silvana Grassoworld copyright Giovanni Giovannetti/effigieSilvana Grasso è nata a Macchia di Giarre nel 1952 e vive a Gela. È filologo classico: sue sono le traduzioni di Archestrato di Gela (I piaceri della mensa, 1987), Matrone di Pitane (Un banchetto attico, 1988), Eronda (Mimiambi, 1989) e Galeno (La dieta dimagrante, 1989). Nel 1993 per l’editore La Tartaruga pubblica i racconti Nebbie di Ddraunara e da qui segue una serie di romanzi di intenso significato letterario come Il bastardo di Mautàna (Anabasi, 1994), Ninna nanna del lupo (Einaudi, 1995), L’albero di Giuda (Einaudi, 1997), La pupa di zucchero (Rizzoli, 2001), Disìo (Rizzoli, 2005), L’incantesimo della buffa, (Marsilio, 2011). A questi romanzi vanno aggiunti i titoli di altre due raccolte di raconti: Pazza è la luna (Einaudi, 2007) e soprattutto Sette uomini sette. Peripezie di una vedova (Flaccovio, 2006). Quest’ultimo libro è un esempio importante di sperimentazione narrativa giacché i vari racconti possono essere considerati, in modo quasi filmico, gli episodi di un’unica storia. Continua a leggere