SE SONO PAROLE QUELLE CHE NESSUNO ASCOLTA

Mario Luzi

di Bianca Sorrentino

«Più di quanto potrebbe consolarci / cresce nel vento d’autunno una pallida / primavera tanto a lungo negata, / fioriture di lagrime, di grappoli / nidi d’inesprimibile, alveari, / miele se è il miele che nessuno accoglie, / gemiti rari e parole se sono / parole quelle che nessuno ascolta»: Mario Luzi, con la grazia luminosa dei suoi versi, sarà protagonista del nuovo appuntamento di “Credo soltanto nelle parole”, il ciclo di eventi che la Libreria Zaum di Bari dedica alla poesia italiana del Novecento. Una volta al mese ci incontriamo per immergerci nell’universo poetico di autori che hanno saputo dire il loro tempo, urlando l’improrogabilità dell’impegno civile e avvertendo l’urgenza della bellezza come ha fatto Pier Paolo Pasolini, riempiendo le assenze con la densità delle parole come ci insegna Cristina Campo, attraversando e lasciandosi attraversare dalla malattia e dall’amore che ferisce – penso tra tutti ad Amelia Rosselli.

Mercoledì 12 aprile alle 18.30 crederemo soltanto nelle parole luziane, nell’eleganza dal sapore antico – eppure modernissima – del poeta toscano. La sua scrittura, che è un continuo proiettarsi verso la luce, ci insegna a dir di sì con coraggio al mistero dell’assoluto e ci esorta a indagare il segreto dell’alterità, perché è quello che ci definisce. Leggere è un esercizio di attenzione, di tensione verso l’altro; allo stesso modo, mettersi in ascolto significa abbandonare le proprie armature per accogliere incondizionatamente anche ciò che può apparire estraneo e scoprire quanto esso dica di noi. Zaum è ormai piena della poesia che in questi mesi abbiamo barattato, dà il benvenuto ai lettori invitandoli a riconoscersi in quei versi che, come fossero specchi, restituiscono un’immagine fedele, a volte impietosa e per questo straordinariamente umana.

Se è la condivisione a rendere reali le cose, allora anche le parole sono tali solo se qualcuno è disposto ad ascoltarle. Siamo davvero attenti a cogliere ciò che l’altro vuole dirci o preferiamo sentire solo quello che ci aspettiamo? Con le persone della nostra vita spesso elaboriamo un linguaggio autentico e insieme segreto, fatto del nostro immaginario, pregno dei nostri luoghi: queste sono le parole in cui credere. La poesia può essere uno strumento con cui comunicare una verità e scoprire una promessa d’incontro, anziché una condanna alla solitudine. Il gioco di mercoledì ci consentirà di scegliere con cura i versi da dedicare e di ricambiare quell’attenzione con il rito dell’ascolto; una parola sarà la carezza con cui diremo sancita quell’intima intesa.

Attraverseremo la poesia di Luzi lasciandoci incantare dalle immagini di levità che caratterizzano la sua voce sin dal periodo giovanile, ne La barca («Lasciate il vostro peso alla terra / il nome dentro il nostro cuore / e volate via, / quaggiù non è vostro l’amore»); vivremo l’inquietudine dell’attesa e il dialogo incessante con l’alterità, con un ‘tu’ che permette di oltrepassare la soglia della soggettività in uno slancio d’amore, in Quaderno gotico («Sei tu, l’attesa non è stata vana. / Sei venuta fin qui dove la pioggia affumica le piante e s’allontana, / un’eco quieta dorme nella loggia. // Ah ma l’angoscia in me non è finita! / Mentre il cielo si fa tardo e non muta / l’incubo ancora sei, sei tu perita / in un luogo dell’anima e perduta»); ci accorgeremo che le parole sono Primizie del deserto e che in questo Aprile-amore «l’amore aiuta a vivere, a durare / l’amore annulla e dà principio. (…) / La mia pena è durare oltre quest’attimo»; ammetteremo a Onore del vero che «non è amore, ma mi tenta ancora / questa strada rimasta sconosciuta / da me a te, da me agli altri»; dopo esserci immersi Nel magma, andremo a interrogare Il pensiero fluttuante della felicità («E ti guardo come sei, già nota / sebbene mai prima d’ora veduta / e stupisco che l’amore abbia questo volto interno»); impareremo che la parola vola alta solo quando assume il valore della testimonianza, come in Nel magma,  («Qui il potere è sommo e confina con la sua assenza. / (…) Il potere tace perso nel suo monumento»). Leggeremo per dire che la poesia «luce / è ancora, e per questo inarrestabile».

 

 

 

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