Cutro, in centinaia alla tradizionale Farsa di Carnevale

A scattatu Carnalivari – la Farsa tradizionale calabrese from Pierluigi Virelli on Vimeo.

di Sara Bitonti

Dopo 45 anni la tradizionale farsa del martedì grasso (28 febbraio 2017) è tornato ad essere a Cutro, un evento del popolo per il popolo, che ha fatto rivivere lo spirito burlesco e allegorico del Carnevale popolano.

La manifestazione “A scattatu Carnalivari” è stata patrocinata dal Comune e supportata dalle associazioni cittadine che hanno collaborato a vario titolo alla riuscita dell’evento. Ma l’idea e organizzazione sono di Pierluigi Virelli, musicista e ricercatore della cultura calabrese e fondatore di “Innesti” un’associazione per il recupero e la promozione delle tradizioni. Dopo aver trascorso gli ultimi quindici anni tra gli Stati Uniti e il Nord Europa, torna a Cutro con una scommessa: far rivivere al territorio e alla comunità gli usi e costumi oggi sconosciuti e dimenticati, per restituire quella memoria storica essenziale al riconoscimento dell’identità collettiva. Siamo alla seconda edizione, la farsa di Carnevale è diventata una festa nella festa, portata fino a noi grazie alla ricerca storica condotta da Virelli attraverso le testimonianze degli anziani del paese. Il valore aggiunto è stata la partecipazione attiva della cittadinanza fin dalla fase preparatoria, è stato creato per l’occasione un gruppo di lavoro qualificato: dal grafico, alla comunicazione, all’allestitore, la sarta, i fotografi, videomaker e non per ultimi i “tutto fare” essenziali per la logistica, un lavoro di squadra dunque. Continua a leggere

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Mario Santagostini


Dalla Prefazione
di Maurizio Cucchi
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Un’originalissima escursione nella storia, un’invenzione poetica in cui appare nientemeno che la grande figura di Franz Kafka, già oltre la sua morte, avvenuta nel 1924. Siamo infatti nel 1931 in un onirico viaggio dello scrittore in Palestina. E insieme a questa di Kafka appare poi una figura paterna, legata alla vicenda personale del poeta stesso, nel senso della sua presenza e scomparsa nel tempo. Un intreccio coinvolgente, ricco di movimenti narrativi, sempre in bilico tra immaginario ed esperienza, secondo uno stile inconfondibile, fatto di parole essenziali e perfettamente scandite, rivela la cifra lirica che sorregge il racconto e la profondità si manifesta nell’elegante misura comunicativa del linguaggio. Un primo capitolo importante del nuovo lavoro di uno dei nostri maggiori poeti. Continua a leggere

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Osip Mandel’štam

Nota d’introduzione
di Gianfranco Lauretano

Nel 1913, quando il mondo intero stava per fare un doppio salto nel vuoto, trascinato dalla guerra mondiale e dalla Rivoluzione, a San Pietroburgo un gruppo di poeti si inseriva autorevolmente nella letteratura russa, rompeva i legami con il simbolismo tra Otto e Novecento, alla ricerca di un realismo autentico e concreto, mosso dalla volontà di raggiungere l’acme delle cose, toccare la loro essenza. Di quel gruppo facevano parte Sergej Gorodeckij, Nikolaj Gumilëv, Anna Achmatova e Osip Mandel’štam.
Quello stesso anno Mandel’štam dava alle stampe la sua prima raccolta di versi, La pietra. La sua poesia è intrisa di sentimenti primari, oggetti, viandanti, specchi, dita che scivolano sulla superficie del mondo e sulla carne. I suoi versi sono pietre levigate, limate con tenacia e sapienza. Il suo è un gesto poetico netto, puro, indomabile. Continua a leggere

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Franca Grisoni, “Alzheimer d’amore”

Per la prima volta Interlinea pubblica un’antologia di poesie di diversi poeti e scrittori che hanno come denominatore comune la malattia di Alzheimer e che sono dedicate ai genitori o ai familiari o ispirate dal dolore e dalle difficoltà di questa patologia. Quando apparentemente non si hanno più parole, la poesia ha parole adatte e sufficienti, è uno strumento profondo, che può trasmettere contenuti altrimenti difficili da comunicare, perché è universale, come la malattia. Le poesie di questo libro sono accompagnate dai commenti di Franca Grisoni, con cui condividiamo le modalità di lettura della sofferenza, un’altissima sensibilità e una capacità interpretativa dell’umano, particolarmente utili per comprendere i percorsi del dolore, scoprendo un «Alzheimer d’amore».
Il libro nasce dall’incontro di Franca Grisoni con la poesia Alzheimer, madre di Davide Rondoni dedicata ai suoi amici, figli di una madre colpita dalla malattia. Ed è l’autrice stessa a raccontare l’inizio del suo percorso che dal 2008 l’ha portata a raccogliere e commentare poesie sul morbo di Alzheimer di diversi autori noti, tra i quali Margaret Atwood, Mario Benedetti, Alberto Bertoni, Roberta Dapunt, Valerio Magrelli, Fabio Pustrela, Andrea Zanzotto e altri, ma anche d’occasione, che si sono lasciati coinvolgere nella malattia per pochi versi, per una o più poesie, o per un’intera raccolta.

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