Antonio Santori, in memoria di te

 

Tu insegnavi ai ragazzi
la follia. Forse per questo
ti preoccupavi di fingere.
Sognavi versi afatici,
una piccola libreria
da stringere, un sogno
di metallo, denso di cornici.
Avevi compreso di essere
inaudito, di vivere
come i suoni delle radici
o come il senso della corsa
del cavallo, verso il mondo
immenso. Non avevi amici,
se non i tuoni e le stanze
dove a volte ti creavi,
o il giallo furibondo
negli occhi di Euridice
e la borsa in cui stivavi
rivolte e danze.
Non intendevi essere felice. Continua a leggere

Gianfranco Lauretano


“In tutti i miei libri c’è il desiderio di venire al mondo, dell’alba, il miracolo che mi colpisce sempre – e non lo faccio apposta, non lo scelgo. E poi il fiorire dello stesso inizio, la trepidazione della vigilia e della promessa di ogni cosa.”

Gianfranco Lauretano

Riallacciamo rapporto, mondo,
commerciamo ancora in affetto
scambiamo la mercanzia dell’amore.
Tra te e me non corre sempre buon sangue

le strade del nulla mi distraggono
ma rischiamo ancora la sollecitudine ti prego
troppo caldo nella scatola del cervello
troppo comodo, non me ne frega niente

oh attraversare la strada e incontrare
la ragazza trascinata dal cagnolino
i vecchi che non ricordano le storie
lo sbruffone in motocicletta… Continua a leggere

Osip Mandel’štam

Nota d’introduzione
di Gianfranco Lauretano

Nel 1913, quando il mondo intero stava per fare un doppio salto nel vuoto, trascinato dalla guerra mondiale e dalla Rivoluzione, a San Pietroburgo un gruppo di poeti si inseriva autorevolmente nella letteratura russa, rompeva i legami con il simbolismo tra Otto e Novecento, alla ricerca di un realismo autentico e concreto, mosso dalla volontà di raggiungere l’acme delle cose, toccare la loro essenza. Di quel gruppo facevano parte Sergej Gorodeckij, Nikolaj Gumilëv, Anna Achmatova e Osip Mandel’štam.
Quello stesso anno Mandel’štam dava alle stampe la sua prima raccolta di versi, La pietra. La sua poesia è intrisa di sentimenti primari, oggetti, viandanti, specchi, dita che scivolano sulla superficie del mondo e sulla carne. I suoi versi sono pietre levigate, limate con tenacia e sapienza. Il suo è un gesto poetico netto, puro, indomabile. Continua a leggere

Poeti e Poesia contemporanea

almanacco_coverE’ in uscita il quarto numero dell’ Almanacco dei Poeti e della Poesia Contemporanea n. 4 (Raffaelli Editore, 2016).

Il numero è suddiviso in n. 5 QUADERNI: il n. 1, sulla nuova poesia in Spagna è a cura di Giovanni Darconza, con Traduzioni di Emilio Coco ; poi c’è il QUADERNO n. 2, quello dei lavori; segue il QUADERNO n.3 delle segnalazioni (a cura di Walter Raffaelli, Gianfranco Lauretano e Francesco Napoli); mentre il QUADERNO n.4, a cura di Maria Cristina Biggio, fotografa la poesia in Sardegna. L’Almanacco si chiude con il QUADERNO n. 5  sulla poesia intercontinentale, Africa: Senegal a cura di  Niccolò Moscatelli.
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Luciano Benini Sforza

 

nel_fondoDalla Prefazione di Gianfranco Lauretano

«Una tonalità dolorosa attraversa questa raccolta di Luciano Benini Sforza, la quinta dopo Spazi e colloqui (1991), “Le stanze di Penelope” (1995), Viaggio senza scompartimento (1998) e “Padri a nord-ovest” (2004). Una vena che viene dalla percezione di vivere in un luogo-non-luogo, quello del mondo di oggi, in una nota costante di questo poeta, già presentita ad esempio nel titolo stesso di una precedente raccolta, “Viaggio senza scompartimento”. Viviamo in una tolkeniana “Terra di mezzo” e anche qui, come nel grande narratore inglese, la definizione si attaglia pienamente alla condizione umana. La struttura stessa di questo libro che non è strutturato, ricalca la definizione: niente sezioni, niente divisione o capitoli, solo un campo aperto, spazioso, tendenzialmente illimitato, in cui i confini sono stati cancellati o ignorati fin dall’inizio e appositamente.  Tutto concorre alla percezione di un’apertura; ma, mentre di solito siamo abituati a considerare l’apertura come una condizione positiva, un presupposto di libertà di pensiero, non è detto che in questo caso sia così.»

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