“Erotomaculae”, di Sonia Caporossi

Ovvero il barocco isterico e l’enfasi morale di chi si ama (e sbrana) quotidianamente

di Antonio Bux

Sonia Caporossi, in questa sua raccolta d’esordio dall’emblematico titolo Erotomaculae (Algra Editore 2016), erige una specie di Torre babeliana sotto il segno divisorio e spiazzate di un barocco elettrico, nervoso, perciò isterico, che pullula di immagini ridondanti sangue e carne. Queste immagini bisognano di un sostegno cartografico e incisorio per mostrare letteralmente questo affannarsi, questo annaspare nella voglia, nel piacere, ossia nell’Eros che qui non è mai porno, non è mai o-sceno. Anzi, questo Eros è la scena stessa del dettato che è fame di sapere e di raggiungere il desiderio, o meglio, quella ricerca spasmodica di desiderare l’altro, dove l’altro è l’altrove del corpo. Continua a leggere

Antonio Bux, “Kevlar”

kevlar-coverNota dell’autore

Ho intitolato questo libro Kevlar, una parola conosciuta quasi una quindicina d’anni fa grazie a un omonimo brano musicale di un gruppo rock alternativo originario di Napoli – che ho amato molto – i 24 Grana. Il kevlar è una fibra sintetica con la quale si rinforzano, tra le altre cose, i giubbotti antiproiettile, data la grande resistenza meccanica alla trazione, oltre che al calore e alla fiamma di questa fibra, cinque volte più resistente dell’acciaio. Come si intuisce qui il kevlar diviene una metafora dell’esperienza. Invece, per quanto riguarda la parte interna, il libro si divide in due sezioni. La prima Capitanata e altre poesie, raggruppa una serie di poesie scritte in vari periodi differenti, dove ho annotato riflessioni, spesso metafisiche, partendo il più delle volte proprio dai luoghi della mia infanzia, per poi passare a setaccio le mie impressioni verso altre zone conosciute nel corso degli anni. Proseguendo poi, appunto, con le poesie de L’oppio di Barna, dove faccio riferimento alle reminiscenze sognanti del mio personale e prolungato soggiorno a Barcellona (Barna è il diminutivo di Barcellona in catalano) in un continuo dialogo con i morti e con il “non me stesso migliore di me”, creando questo ipotetico ponte tra le mie radici (riaffioreranno di nuovo verso la fine) e i miei risvolti, sia di scrittura che di vita, più recenti. Continua a leggere

Andrea Gruccia, “Capelvenere”

 

gruccia_4Nota di Antonio Bux

Andrea Gruccia, esordiente autore torinese, ci regala, con questo suo libro primo intitolato Capelvenere (che è il nome comune di una pianta legata da sempre al mito delle ninfe delle acque) una sorta di “dispensa” botanica/sessuale, alternando prose poetiche e poesie prosastiche in un gioco a specchi dove ha risalto una fantasia prenatale, intessuta in un corollario femminile come a formare un quadro auto fiorente, spesso volutamente dissacrante, ma vicino ad una retorica della passione, qui intesa come disfacimento rigenerativo. Continua a leggere

InVerse, Italian Poets in Translation 2014

 

inverse_2014_ok-page-001La John Cabot University organizza anche quest’anno il festival di lettura di poeti italiani in traduzione inglese. Il festival, giunto alla settima edizione, che si terrà la sera dell’11 giugno 2014 alle 20.00, è organizzato da Brunella Antomarini, Berenice Cocciolillo e Rosa Filardi e si svolge nella magnifica cornice del Lemon Tree Courtyard della sede storica dell’Università, a Trastevere.

I poeti di quest’anno sono:

Nadia Agustoni, Gian Maria Annovi, Mario Benedetti, Elena Buia Rutt, Antonio Bux, Biagio Cepollaro, Anna Maria Farabbi, Andrea Inglese, Bianca Madeccia, Giulia Niccolai, Ida Travi, Giacomo Trinci. Continua a leggere