Jorge Luis Borges, “Elogio dell’ombra”

 

IN COPERTINA
Micrografia in forma di labirinto (XVII sec., particolare). Metropolitan Museum of Art, New York.

A cura di Tommaso Scarano

RISVOLTO
Ogni suo nuovo libro di versi, insinua Borges nel Prologo con incantevole autoironia, è un appuntamento con temi che il «rassegnato lettore» prevede: specchi, spade, il tempo che è «la varia / trama di sogni avidi che siamo», il labirinto senza fine che ci serra, Buenos Aires che è la «milonga fischiettata che non riconosciamo e ci emoziona». E ancora il dialogo con gli autori in cui Borges si rispecchia – Ricardo Güiraldes, il «fratello della notte» De Quincey, il persiano che concepì le Rubaiyat, Hilario Ascasubi – o che, come Joyce, lo hanno riscattato con il loro ostinato rigore: le «segrete leggi eterne», del resto, dove altro sono se non nei libri? Nei libri letti, certo, perché la lettura è arte più raffinata della scrittura («Altri si vantino delle pagine che han scritto; / io vado fiero di quelle che ho letto»), ma anche nei libri semplicemente catalogati, perché ordinare una biblioteca «è esercitare, / umilmente e in silenzio, / l’arte della critica». Sono temi che il «rassegnato lettore» ritroverà qui, in realtà, con la intatta, particolare gioia «delle vecchie cose amate», scoprendo oltretutto che due nuovi, essenziali, se ne aggiungono (basti pensare a Una preghiera e a Elogio dell’ombra): l’etica, che non aveva mai smesso di appassionare l’amato Stevenson, e che al dottor Johnson aveva fatto dire: «La prudenza e la giustizia sono prerogative e virtù di ogni epoca e luogo; siamo eternamente moralisti e solo a volte geometri». E la vecchiaia, che è «dolcezza», quieta attesa della morte e di una luminosa rivelazione: «Presto saprò chi sono».

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Davide Rondoni, le cinquanta poesie che accendono la vita

“Questo libro non è una antologia. Non è nemmeno un vero e proprio libro di poesie. La poesia, del resto, non è mai stata una faccenda di libri. L’hanno fatta passare per una cosa di libri solo di recente, e hanno sbagliato. Lei infatti non ci sta. Con grave scorno di editori, professori e letterati.”

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Al MAXXI, William Kentridge

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WILLIAM KENTRIDGE Live a Roma con Philip MillerTriumphs and Laments preview“, Lunedì 30 giugno 2014, ore 20:00 al Museo MAXXI (via Guido Reni 4A – Roma)


Tra giugno e settembre  2014, l’artista William Kentridge e il compositore Philip Miller lavoreranno a un workshop artistico multimediale organizzato da TEVERETERNO per dar luce a Kentridge Live on the Tiber, un progetto concepito per il fiume Tevere. Avvalendosi di musicisti provenienti da diverse realtà culturali romane, gli artisti esploreranno, in una serie di esperimenti visivi e sonori, gli avvenimenti più significativi della storia della Città Eterna dalle origini ad oggi.
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