L’ossessione matematica del canto

di Tommaso Di Dio

L’ultimo libro di Milo De Angelis, Incontri e agguati (Mondadori, 2015) ci costringe nuovamente a fare i conti con uno degli autori che più hanno influenzato la scrittura e l’idea stessa della poesia negli ultimi 40 anni di letteratura italiana. Ogni autore che oggi intenda scrivere, sia in prosa che in versi, non può non essersi misurato e finanche scontrato con il suo paradigma. Ogni sua singola poesia che giunga ai nostri sguardi finisce ormai per apparirci epifenomeno di una medesima matrice: una fibra che si è incistata nella sintassi di fine Novecento e ha cominciato a vibrare, fino a raggiungere un calor bianco che continua a emanare una radiazione peculiare e ossessiva, continua, assillante. A conti fatti, non c’è mai un nuovo libro di De Angelis; ogni libro ripropone sempre il medesimo appuntamento, il medesimo strappo, giunge all’ultimo: mostra una fase, la frazione di un’onda straordinariamente coesa, che procede costante da Somiglianze ad oggi. A questo stadio (come fu per Zanzotto), ogni singolo verso termina e trova eco nell’Opera, in quel triangolo buio e ribollente, tutt’altro dall’inerte monumento, quel pozzo di continui attingimenti che, come un infinito intensivo, testimonia di una ferita aperta fra noi e la vita, fra noi e la scrittura.

Fin dal titolo, il libro di De Angelis ci chiama ad intendere la poesia secondo le categorie della relazione e della violenza. A me pare che bisogni leggere le due parole scelte come titolo più come una dittologia che come una coppia di termini fra loro giustapposti: l’uno è l’intensità dell’altro, l’uno descrive e rivela l’altro. Il libro Incontri e agguati racconta per via di scorci – eppure mai così congiunti narrativamente – il rapporto di somiglianza violenta che siamo chiamati a conoscere quando entriamo nel regno della scrittura poetica. Per De Angelis, la poesia non è tiepido calcolo linguistico, neppure astratta e nemmeno organica ricerca di un piano di dialogo fra noi e quel nido di serpi a cui siamo soliti dare il nome di realtà; dentro il suo dettato tutto appare rigoroso, decisivo: scollamento e poi sbalordito contatto – ovvero: iato – fra ciò che vive e quelle forze oscure che animano ciò che vive. C’è nella sua scrittura l’insistere di una pressione; si può percepire, ad ogni verso; insiste una forza, larga e fulminea, che da dentro preme ogni cosa che appare del mondo e giunge a toccare l’epidermide di chi ha perso, una volta per tutte, il nome di Dio: «Vicino alla morte tutto è presente/ non c’è infanzia né paradiso/ tu cadi in un urlo segreto/ e non parli/ cerchi un arcano/ e trovi solo materia, materia/ che non trema e ti guarda impassibile/ e avvicina muta i due estremi» (p. 25). La prima parte del libro può lasciare interdetto il lettore, per la costruzione narrativa, per le cadenze morbide, inusuali nella poesia di De Angelis; soltanto ad un’ennesima lettura, se ne coglie il valore iniziatico, di percorso di spoliazione e approssimamento. Infine sorge una grande inquietudine quando ci si ritrova al cospetto di versi che ti costringono, con tale ingannevole seduzione, alla vicinanza di quel limite estremo che in Occidente chiamiamo morte. Dice la scrittura: «Vieni, amico mio, ti faccio vedere,/ ti racconto» (p. 9); più avanti incalza: «[…] Ascolta,/ vienimi vicino» (p. 23); il tutto per porre più prossimi all’oscena parola, al canto muto e scabro che, nell’orecchio dell’uomo «invaso della domande» e posto al bordo di se stesso, terribilmente intima: «Sarai una sillaba senza luce» (p. 17), «formerai a poco a poco la parola niente» (p. 18). Continua a leggere

Anteprima Editoriale, Lo Specchio – I poeti del nostro tempo

IL RESTYLING giugno 2017

Il rilancio editoriale dello “Specchio” segna il ritorno della collana alla sua vocazione originaria. Lo dichiara il testo programmatico con cui si aprono i nuovi volumi:

Negli anni 40, sullaletta de Lo Specchio, lEditore scriveva: «Di qui si irradia il canto della nostra lirica, qui giungono le voci nuove della giovane poesia e si affiancano ai grandi nomi già noti in tutto il mondo continuando la gloriosa tradizione italiana attraverso i secoli e i tempi».

A settantacinque anni dallesordio della più prestigiosa collana italiana dedicata alla poesia – che, a partire da Cardarelli, tra i tanti ha ospitato Ungaretti, Montale, Quasimodo, Saba, Sereni, Zanzotto, Raboni, Giudici, Porta, Gatto –, lEditore riprende e conferma la sua originaria vocazione.

In questo nuovo formato, Lo Specchioaffiancherà alla poesia più recente le voci già celebri in Italia e nel mondo e chiederà ai poeti italiani di offrire al nostro pubblico la poesia universale, ravvivando quella consuetudine che in anni lontani ci ha regalato traduzioni memorabili. Infine, con le antologie, Lo Specchiotornerà a fare il punto sul percorso creativo ed estetico delle nuove voci che mirabilmente stanno continuando «la gloriosa tradizione italiana».

Il rilancio intende richiamare le caratteristiche di varietà ed eclettismo che hanno contraddistinto “Lo Specchio” nel corso della sua ricca e gloriosa storia.

A partire dal 2017 saranno pubblicati sei titoli all’anno, suddivisi secondo alcuni grandi filoni che verranno costantemente alimentati:

  • novità di poeti italiani
  • novità di poeti internazionali
  • raccolte o antologie per fare il punto sul percorso dei principali poeti del nostro panorama
  • rivisitazioni di grande voci della poesia classica e novecentesca per il tramite di poeti contemporanei.

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Milo De Angelis e Viviana Nicodemo

Milo De Angelis e Viviana Nicodemo saranno a Roma alla Casa delle Letterature (Piazza dell’Orologio, 3), martedì 6 giugno 2017 alle 18:00 per la presentazione del libro  LA PAROLA DATA, a cura di Luigi Tassoni (Mimesis, Edizioni, 2017).

Il volume raccoglie le principali interviste degli ultimi anni fatte al poeta Milo De Angelis (dal 2008 al 2016) e realizzate nei modi più disparati: dal vivo, via mail, per telefono, per posta. Il libro contiene un DVD, un film-documento di Viviana Nicodemo  SULLA PUNTA DI UNA MATITA  che attraversa, in modo mirabile, i temi che hanno ossessionato l’opera poetica di De Angelis: la giovinezza, la città, la morte, la gioia, il gesto atletico. Il documento della Nicodemo  pone in essere una narrazione densa e precaria come se tracciasse “sulla punta di una matita” con un tratto quasi geometrico, la vita del poeta, con abbozzi, appunti sparsi, ricordi, ma anche attraverso versi cruciali di uno dei più significativi poeti del nostro tempo.

Parleranno del libro e del film-documentario, Franco Buffoni, Fabrizio Fantoni e Luigi Tassoni. A seguire, proiezione del film realizzato da Viviana Nicodemo.

 

Sulla punta di una matita – Conversazioni con Milo De Angelis
Regia e soggetto: Viviana Nicodemo
Montaggio: Fabio Cinicola
Musiche originali: Stefano Nanni
Viola: Danilo Rossi
Pianoforte: Stefano Nanni
Operatori: Roberto Barbierato, Fabio Cinicola, Viviana Nicodemo
Colorist: Riccardo Casiccia
Interventi di: Milo De Angelis
Con: Bianca Brecce, Chiara Catellani, Lucia Landonio, Selvaggia Tegon Giacoppo
Italia, 2017
Durata: 52′ Continua a leggere